21/03/2010
La mattina seguente
--Sia come tu vuoi;--disse mastro Jacopo.--Andiamo a tavola. Io non mi
nutro con gli occhi, come te, ed ho una fame assaettata.--
La mattina seguente Spinello ritorn sull'opera sua. Gli pareva
manchevole, e certamente era, come tutte le cose tirate gi in fretta.
Ma delle cose fatte in fretta aveva anche i pregi, cio a dire,
insieme con qualche ridondanza facilmente correggibile, unit di
concetto e franchezza di esecuzione. Rimut qualche parte, rifece il
disegno, accrebbe con alcuni tocchi l'espressione dei volti, e
finalmente come gli parve di aver migliorato il suo lavoro, si
arrischi a metterlo sotto gli occhi del maestro.
Tremava, il povero Spinello; tremava, vedendo il vecchio pittore
atteggiato a giudice davanti al suo disegno, e raccolto in un silenzio
che non gli prometteva niente di buono.
Mastro Jacopo guardava sempre cos. La sua attenzione era concentrata
nel soggetto, non si perdeva mai in esclamazioni, o inarcamenti di
ciglia. Quando aveva considerato per ogni verso ci che doveva
giudicare, meditato, vagliato, pesato tutto sulle bilance dell'orafo,
allora soltanto si lasciava sfuggire un bene, o un male, secondo che
gli pareva, ma niente di pi.
Quella volta, per altro, si mostr pi corrivo.
--Bene!--diss'egli, dopo una lunga disamina. Sono contento di te. La
--composizione saviamente immaginata. L'atteggiamento del Santo
--sobrio e dice molto. Se ti riesce sul muro quell'aria di testa, come
--t' riescita sulla carta, hai vinto per mia fede un gran punto.--
Spinello, fuori di s dalla gioia, butt le braccia al collo del
maestro.
--Via, via,--ripigli il vecchio pittore, schermendosi male da quella
dimostrazione d'affetto.--Non son mica Fiordalisa!
--Padre mio, perdonate;--grid Spinello.--Sono tanto felice! La vostra
lode per me il pi grande, il pi ambito dei premi.
--S, dopo la mano di Fiordalisa;--borbott mastro Jacopo.--Ma gi si
capisce, ed io non mi lagno. Del resto, la lode del babbo e la mano
della figlia non son tutta roba di casa mia?
Spinello chiese licenza al maestro di poter cominciare quel medesimo
giorno a far la macchia, per ottenere una giusta intonazione di tinte.
La mattina seguente mise mano al cartone. Aveva misurato lo spazio su
cui doveva essere dipinta la storia del Santo e fatto il conto dei
fogli di carta che gli bisognavano per quel tratto di muro. Non gli
restava che di congiungerli ad uno ad uno per gli orli, con la colla
di farina cotta al fuoco. Ci fatto, e come il cartone fu rasciugato
sulle giunture, lo stese al muro, incollandolo sui lembi; indi, tirate
sul suo primo disegno tante righe orizzontali e perpendicolari che lo
riducessero ad una fitta rete, segn lo stesso numero di linee sul
cartone, a distanze proporzionatamente eguali, affinch gli fosse
facile di condurre il suo primo disegno alla misura dell'affresco che
aveva immaginato di fare.
Spinello lavorava per quattro, e al paragone suo anche Luca Giordano,
soprannominato Luca Fa presto, avrebbe potuto andarsi a riporre.
Finito il suo graticolato, mise un pezzo di carbone in capo ad una
canna, e l, ritto davanti al muro, con un occhio al disegno primitivo
e l'altro al cartone, incominci a riportare su questo i contorni
dell'altro. Due giorni dopo, il cartone del Miracolo di san Donato era
fatto, con grande soddisfazione di mastro Jacopo, il quale per tutto
quel tempo non aveva voluto nessuno dei suoi giovani in chiesa. Gi, a
che cosa gli sarebbero serviti quei lasagnoni? A mesticargli i colori?
Mastro Jacopo, per quei due giorni, mestic i suoi colori da s, come
avrebbe fatto ogni artista novellino. Tanto vero che ognuno, purch
voglia, pi passarsi dell'opera d'un altro, sia egli servitore od
aiuto!
Per contro, il vecchio pittore aveva anche dato una mano al suo
prediletto scolaro, facendogli costrurre il ponte nella cappella in
cui doveva dipingere. E come il cartone fu condotto a termine chiam i
muratori perch dessero un'arricciatura grossa sul muro, debitamente
scrostato; indi fece incrostare di nuovo tanta superficie di muro,
quanta Spinello credeva di poterne colorire in un giorno.
Spianato per benino l'intonaco, il giovine artista vi stese il cartone
e calc su quello il disegno della sua composizione, per avere i
contorni precisamente tracciati. Indi prese a mettere il colore, come
gli era dato dal bozzetto, che aveva preparato in anticipazione.
Il giorno in cui Spinello aveva incominciato a dipingere, mastro
Jacopo, sceso dal suo ponte verso l'ora di vespro, and sul ponte
dello scolaro, a vedere come se la fosse cavata.
--Bene, perdiana!--gli disse, vedendo gi dipinta tutta la figura del
Santo, e con un'aria di festa che meglio non si sarebbe potuto
desiderare.--Per questa volta son io che abbraccio te.--
Immaginate l'allegrezza di Spinello; io rinunzio a descriverla.
Mastro Jacopo ripigli:
--Per far bene, dunque mestieri d'essere innamorati? Ahim, ragazzo
mio, a questo patto io non far pi nulla di buono, poich la stagione
degli amori passata.--
Quel medesimo giorno, escito di chiesa un'ora prima del solito, mastro
Jacopo pass da Luca Spinelli, per fargli un certo discorso che
ricolm di contentezza il paterno cuore del vecchio fiorentino. Indi,
arrivato a casa, prese la sua Fiordalisa in disparte e senza tanti
preamboli le disse:
--Sai? Ho deliberato di maritarti.--
Fiordalisa si fece rossa, ma non trem. Aveva indovinato, e accolse
l'annunzio del padre con un eloquente silenzio. Eloquente per noi, che
sappiamo tutto; non per Jacopo di Casentino, che non sapeva nulla
dell'animo di sua figlia.
--Orbene,--disse egli, dopo un istante di pausa,--cos ricevi la mia
notizia?
--Padre mio.--balbett Fiordalisa, chinando la fronte,--quello che voi
farete... sar ben fatto.
--S, questo va bene;--ripigli mastro Jacopo, che aveva voglia di
ridere;--ma se per avventura si trattasse di uno che non ti andasse ai
versi?--
Fiordalisa chin la fronte un po' pi che non avesse fatto prima, e si
pose a tormentare con le dita i lembi del suo grembiule.
--Veniamo alle corte, poich tu stai zitta e non rispondi;--continu
mastro Jacopo.--Che penseresti tu di Spinello Spinelli?--
Fiordalisa ebbe una scossa al cuore, ma una scossa piacevole oltre
ogni dire. Arross da capo, e, con un fil di voce, cos rispose a suo
padre;
--Quello che voi farete....
--Sar bene fatto; conosco gi il ritornello;--rispose mastro Jacopo,
dando un buffetto sulla guancia di sua figlia.--E sia dunque ben
fatto, poich questa la tua opinione, com'era da un pezzo la mia. Su
il viso, bambina, e preparati a ricevere il tuo fidanzato. Mi par di
sentire il suo passo per le scale.--
Fiordalisa, che non aveva ancor avuto tempo a riprendere il suo color
naturale, aggiunse vermiglio a vermiglio, quando si vide dinanzi
Spinello. Questi non sapeva ancor nulla dei discorsi fatti tra mastro
Jacopo e suo padre, n dell'annunzio che il vecchio pittore aveva dato
alla figlia. Ma quella scena muta e il rossore di madonna gliene
dissero abbastanza per farlo rimanere sconcertato davanti a lei,
com'ella era turbata davanti a lui.
--E cos? Non vi dite nulla!--grid mastro Jacopo.--Perch mi state l
grulli e confusi?--Vedi un po', Fiordalisa; eccolo l, l'uomo che non
ardisce mai. Ci scommetto che, con la sua paura di non venire a capo
di nulla, non ha neanche creduto di ricordarsi che ci voleva un
anello.
--Oh, questo poi!--esclam Spinello toccato sul vivo.
E posta la mano al borsellino che gli pendeva dalla cintola, ne trasse
un cerchietto d'oro; indi si accost alla fanciulla, e prese la sua
mano tremante, e le disse:
--Madonna, non so se sar abbastanza piccolo per il vostro ditino
d'angiola. Ma, se voi non lo sgradite...--
Madonna non rispose n s, n no. Si era lasciata prender la mano; si
lasci mettere in dito l'anello.
Il giovine innamorato cadde in ginocchio e baci la mano della sua
fidanzata. Indi, rialzatosi, le si accost peritoso o guardandola con
occhi ardenti d'amore le bisbigli all'orecchio:
--Son pi felice di un re.--
Mastro Jacopo si era allontanato, per non farci la figura del terzo
incomodo. Le confidenti espansioni di due cuori innamorati non voglion
testimoni, neanche quando essi siano gli autori della vostra felicit.
Era gi l'ora di cena, ma Jacopo di Casentino non parlava ancora di
mettersi a tavola, il vecchio pittore aspettava qualcheduno.--
Poco stante si ud un rumore di passi nella camera attigua, e Tuccio
di Credi apparve sulla soglia. Il povero Tuccio aveva per solito una
faccia rabbuiata, ma quel giorno aveva senz'altro una cera da
funerale.
--Maestro,--diss'egli,-- qui messer Luca Spinelli.
--Ah, bene, fallo entrare;--grid mastro Jacopo.--Ragazzi miei, prima
di tornare a casa ero passato da Luca Spinelli, mio ottimo amico, e lo
avevo pregato di volere essere dei nostri. In questo giorno cos
lieto, per voi, i due babbi debbono essere uniti, non vi pare?
Peccato,--soggiunse mentalmente, reprimendo un sospiro,--che non ci
siano le mamme!--
Tuccio di Credi, che precedeva di pochi passi il nuovo venuto, si tir
da un lato per lasciarlo passare. Il vecchio fiorentino entr, strinse
la mano che gli offriva il pittore, e and a baciare in fronte la sua
futura nuora. Se aveste veduto in quel punto il povero Tuccio di
Credi!
--Messer Luca,--disse Jacopo di Casentino,--quello d'oggi non un
invito in pompa magna. Si faranno quattro chiacchiere tra noi, mentre
i nostri ragazzi ne faranno mille tra loro, senza dar retta alle
nostre. Ma questi sponsali vogliono essere celebrati con una festa di
famiglia, che faremo domenica, se vi piace. Tuccio di Credi avvertir
intanto i suoi compagni di bottega, i quali saranno padroni di
spargere la notizia ai quattro punti cardinali.--
Tuccio di Credi rispose con un cenno d'assentimento a quell'ultima
parte del discorso di mastro Jacopo.
--Mi congratulo con voi, maestro,--disse egli,--e mi congratulo con
gli sposi. Quando si faranno le nozze?
--Tra due mesi,--rispose mastro Jacopo,--quando il vostro compagno
avr condotto a termine un'opera test incominciata nel Duomo vecchio.
Desidero che impariate da ci, ragazzi; desidero che impariate a
lavorare di buona voglia. Spinello Spinelli l'ultimo venuto, ed
eccolo gi molto innanzi a tutti voi. Non ve l'abbiate per male.
--Perch dovremmo avercelo a male?--chiese Tuccio di Credi,
stringendosi nelle spalle con aria di profonda noncuranza.--Chi da
pi degli altri ha ragione di stimarsi fortunato. A noi baster che
voi non ci togliate la vostra benevolenza.
--L'avete, andate l;--rispose mastro Jacopo, col suo piglio tra il
burbero e il faceto;--sebbene qualche volta mi facciate disperare, da
quei ragazzacci che siete. A domenica, dunque, e preparate le vostre
pi belle canzoni. Si star allegri.--
Tuccio di Credi salut gli astanti e se ne and verso l'uscio.
Quel giorno Tuccio di Credi era rimasto l'ultimo in bottega. E a lui
era toccato di ricevere Luca Spinelli, venuto a quell'ora insolita e
con aria misteriosa a cercare mastro Jacopo. A lui, proprio a lui, era
toccato di aver le primizie di quell'annunzio matrimoniale,
altrettanto doloroso quanto inaspettato.
Tuccio di Credi non sapeva che pensare; non sapeva che dire; aveva
perduta la testa. Poco manc che dimenticasse perfino di chiudere la
bottega. Escito di l, and macchinalmente per le vie d'Arezzo, fino
all'osteria del Greco, dove c'era la combibbia serale dei garzoni di
mastro Jacopo. Aveva una faccia cos scura, che i suoi compagni
lasciarono tosto di ridere, per domandargli se si sentisse male.
--Vuoi un confortino? Un cordiale? Un lattovaro?--gli disse il
Chiacchera.--Prendi questo; Montepulciano, e il Greco giura di non
averlo annacquato.--
Tuccio di Credi ricus brevemente, col gesto, il bicchiere che gli
offriva il Chiacchiera.
--Sapete la novella?--disse egli.
--Quale novella?--chiese Cristofano Granacci.
--Se non la spifferi, come possiamo saperla?--soggiunse il
Chiacchiera.
Tuccio di Credi rimase un momento sopra di s, come se volesse
raccogliere le proprie forze; indi, con voce sepolcrale, diede il
triste annunzio ai compagni:
--Spinello Spinelli, l'ultimo venuto a bottega, sposa la figlia di
mastro Jacopo.--
Un grido di meraviglia accolse le parole di Tuccio.
--Come lo sai?--domand il Chiacchiera.
--Lo so da mastro Jacopo, che c'invita per domenica alla festa degli
sponsali e ci raccomanda di preparare le nostre pi belle canzoni.
--Oh, le avr!--disse il Chiacchiera.--Ti assicuro io che le avr. Un
cos bel matrimonio! Ci vorranno anche i giullari!
--Gi,--osserv tranquillamente Parri della Quercia,--dovevamo
immaginarcelo.
--Immaginarcelo! E perch?--disse Tuccio di Credi.
--Perch era facile di scorgere che mastro Jacopo vedeva assai di buon
occhio Spinello Spinelli.
--Come scolaro, non nego;--ribatt Tuccio di Credi.--Mastro Jacopo ha
le sue debolezze, come le ha avute sant'Antonio. Ma neanche
sant'Antonio ha portato il suo protetto in paradiso. E non era da
immaginare che mastro Jacopo dovesse dare sua figlia a Spinello
Spinelli. Sapete che gi gliel'avevano domandata parecchi: tra gli
altri il Buontalenti, che un ricco sfondato.
-- vero;--disse Parri della Quercia;--ma tu ricorderai per qual
ragione mastro Jacopo non gliel'ha voluta dare. Egli ha sempre detto
che la sua Fiordalisa avrebbe sposato uno dell'arte sua. Spinello
Spinelli un pittore; dunque....
--Adagio, Biagio!--entr a dire il Chiacchiera.--Spinello Spinelli
un mastro Imbratta, finora, un fattore come noi altri, e non pu
neanche misurarsi con te, Parri della Quercia, che hai gi fatto un
trittico a tempera, e n'hai avuto lode dagli intendenti.--
Parri della Quercia sorrise e ringrazi con un cenno del capo.
--Ma infine,--diss'egli di rimando,--se non ha anche dipinto a
tempera, non si pu tuttavia bollarlo col titolo di mastro Imbratta.
Rammentate i suoi tocchi in penna.
--Ah s, bella forza!--grid il Chiacchiera.--Come se quella fosse
arte! Il pittore s'ha a vederlo sulla tavola.
--O sul muro;--soggiunse Parri.--Spinello Spinelli pu dirsi oramai un
frescante. Mastro Jacopo gli ha dato a fare qualche cosa sulle sue
ultime composizioni.
--S, gli ha dato da calcare i suoi cartoni sul muro e da mettere il
colore sui fondi.
--Ahim, dell'altro ancora, dell'altro;--entr a dire Tuccio di Credi.
--Dell'altro? Che cosa?
--Gli ha dato da dipingere un'intera medaglia nel Duomo vecchio. Mi
capite? un'intera medaglia. E Spinello ha ideata lui la composizione,
ha fatto lui il cartone, tutto lui! Ma non potrebbe anche darsi che il
maestro avesse ritoccato il disegno, data l'intonazione del bozzetto e
via via?
--Non c' dubbio;--esclam il Chiacchiera.--E fors'anche avr ideata
la composizione.
-- possibile,--ripigli Tuccio di Credi.--Tutto si pu
credere,-perch il lavoro si fa in Duomo, sulle impalcature, dove il
maestro non ha pi voluto vedere nessuno di noi.
--Gatta ci cova!--sentenzi Cristofano Granacci.--Intanto eccolo
pittore. E che lavoro , quello che fa, il sornione?
--Un San Donato che ammazza il serpente con una benedizione;--rispose
Tuccio di Credi.
--Tu l'hai veduto?
--Io no, l'ho risaputo dallo scaccino della chiesa. Ma su questo non
ho a dirvi di pi;--soggiunse Tuccio, gi quasi pentito di aver
toccato quel tasto.
Ma gli altri non avevano bisogno di pi estesi particolari, e non ci
badarono neanco. Erano su tutte le furie, e non ci vedevano lume.
--Ah! troppo!--grid Lippo del Calzaiolo.--Mastro Jacopo ci ha i
suoi beniamini. Se avesse adoperato egualmente con noi! Se ci avesse
consigliati, aiutati, messi avanti, saremmo pittori anche noi. Bella
forza! fare il lavoro d'uno scolaro e poi gabellarlo per pittore! E
non si fa celia; pittore frescante! Purch i massari del Duomo gli
lascino passar la burletta!
--Che cosa ha da importarne ai massari?--disse Tuccio di Credi.--Se
l'opera piacer, non andranno a cercare cinque piedi al montone.
--E noi lasagnoni! Noi buoni a nulla!--grid Cristofano Granacci.--Ah,
caro e riverito mio mastro Jacopo di Casentino, dite che non son pi
io, se non vi pianto l su' due piedi.
--O su quanti vorresti piantarlo?--domand il Chiacchiera, che non
rinunciava mai all'occasione di metter fuori una celia.
--Dico che me ne vado,--url il Granacci,--posso allogarmi a Firenze
dal Giottino, o a Siena dal Berna, che tutt'e due mi vogliono.
--Per che fare?
--Quello che tu non farai, Tuccio, se pure tu campassi
mill'anni:--ribatt il Granacci.
--Via, non ci guastiamo il sangue;--entr a dire Lippo del
Calzaiolo.--Cristofano ha ragione, ed io seguir il suo esempio; me ne
andr a bottega da Agnolo Caddi, in Firenze. Tanto qui non s'impara
nulla.
-- vero, questo;--not il Chiacchiera.--Mastro Jacopo ha l'aria di
tenerci per misericordia, come si tengono gl'infermi all'ospedale. Non
c' che Spinello, in Arezzo! E a lui concede anche la mano di sua
figlia. Questa, poi, grossa. Di che diamine s' innamorato?
--Forse del ritratto che Spinello ha inteso di fare a madonna
Fiordalisa:--osserv Lippo del Calzaiolo.
--Almeno sapesse farli i ritratti!--esclam il Granacci.--I quattro
segni d'un tocco in penna a me mi servono poco. In un'opera grande,
voglio vederlo.
--Lo vedrete nel San Donato;--disse Parri della Quercia.
--Ma se non suo!--rispose il Granacci.--Lo vogliamo giudicare da
un'opera fatta da lui sotto i nostri occhi, non gi in un affresco di
mastro Jacopo, gabellato per suo.
--Chi dice che non sia suo?--chiese timidamente Parri della Quercia.
--Non hai inteso? Lo dice Tuccio di Credi.
--Adagio, Cristofano; io non ho detto nulla,--si affrett a rispondere
Tuccio di Credi.--Almeno non ho fatto che accennare un sospetto; anzi,
la possibilit d'un sospetto. Ma se mi domandate che cosa ne penso, vi
dir che io non sospetto nulla, e credo che Spinelli dar tutta farina
del suo sacco. un gran pittore che nasce di schianto; nasca a sua
posta, e facciamola finita. Parliamo d'altro; anzi, non parliamo di
nulla. Poc'anzi volevate darmi un confortino, un lattovaro, un
cordiale? Ho pi fame che sete, e prenderei qualche cosa di sodo.--
09:44 Scritto da: resturo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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